Ingegneria delle emissioni:

Efficientamento impianto di biofiltrazione (B002-C49)

Ingegneria delle emissioni: il primo passo per una scelta consapevole

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Ottimizzazione sistema di abbattimento odori e COV in impianto di trattamento superfici metalliche

“In questo progetto siamo intervenuti su un impianto industriale con criticità odorigena e COV, dove la combinazione di scrubber e biofiltro esistente non garantiva prestazioni né affidabilità operativa.”

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Il contesto iniziale

L’azienda cliente opera nel settore dei trattamenti superficiali e coating industriale, con utilizzo di prodotti chimici contenenti solventi organici e composti odorigeni. Lo stabilimento, situato in Italia, gestisce diverse linee produttive con emissioni convogliate verso sistemi di abbattimento esistenti, costituiti principalmente da uno scrubber e un biofiltro.

Nel tempo, il sistema ha mostrato limiti sia dal punto di vista prestazionale sia gestionale, con difficoltà nel mantenere condizioni operative stabili e conformi. Le emissioni risultavano variabili, con concentrazioni di COT fino a oltre 200 mg/Nm³ e portate complessive significative (oltre 20.000 Nm³/h su alcune linee). L’obiettivo del cliente era duplice: migliorare l’efficienza di abbattimento e garantire maggiore affidabilità e continuità operativa, riducendo al contempo gli interventi manutentivi. 

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Il problema da risolvere

La criticità principale era legata alla bassa efficienza e disomogeneità del biofiltro esistente, dovuta a una distribuzione non uniforme dell’aria all’interno del letto filtrante. 

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In particolare, è emerso che il flusso non attraversava in modo omogeneo tutti i biomoduli, generando zone morte e bypass di aria non trattata.

 

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Dal punto di vista impiantistico, la configurazione delle tubazioni di ingresso al biofiltro risultava non ottimizzata rispetto alla geometria interna del sistema, aggravando ulteriormente la distribuzione del flusso.

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A questo si aggiungevano problematiche legate allo scrubber a monte, con difficoltà di gestione dei parametri di processo (pH, redox) e frequenti necessità di manutenzione, inclusa la pulizia delle sonde e il controllo delle perdite di carico.

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Il risultato era un sistema complessivamente inefficiente, con prestazioni non costanti e rischio di non conformità alle emissioni.

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L’approccio adottato

L’intervento è stato impostato secondo un approccio ingegneristico strutturato, partendo da una analisi dettagliata dei dati di emissione e delle condizioni operative reali dell’impianto. Sono stati raccolti e analizzati i dati di concentrazione (COT), portata e temperatura provenienti dalle diverse linee, evidenziando la variabilità del carico inquinante e la necessità di una soluzione flessibile.

Successivamente è stata eseguita una diagnosi impiantistica del sistema esistente, con particolare focus su:

distribuzione dei flussi nel biofiltro

configurazione delle tubazioni

condizioni del materiale filtrante

prestazioni dello scrubber

È stata quindi sviluppata una strategia di intervento basata su:

ottimizzazione fluidodinamica del sistema

revisione della configurazione di ingresso aria

miglioramento della gestione del pretrattamento

L’obiettivo non era solo aumentare l’efficienza, ma rendere il sistema stabile e controllabile nel tempo. 

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La soluzione tecnica

La soluzione proposta ha previsto una riqualificazione funzionale del sistema di abbattimento, intervenendo sia sul biofiltro sia sulle condizioni a monte. Sul biofiltro, è stata progettata una modifica della distribuzione dell’aria, con l’obiettivo di garantire un passaggio uniforme attraverso l’intero volume filtrante. Questo ha incluso:

revisione delle geometrie di ingresso

ottimizzazione della distribuzione interna

verifica dell’altezza utile del letto filtrante

valutazione dei microrganismi robusti all’applicazione

È stata inoltre valutata la compatibilità tra configurazione delle tubazioni e struttura del biofiltro, correggendo le discontinuità che generavano bypass.

Parallelamente, è stato affrontato il tema dello scrubber, migliorandone la gestione operativa:

ottimizzazione dei parametri di processo (pH, redox)

riduzione delle criticità manutentive

verifica delle perdite di carico

L’intervento è stato progettato per lavorare su un range di portate ampio (da poche migliaia fino a oltre 20.000 Nm³/h), con concentrazioni variabili di COV.

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I risultati ottenuti

L’intervento ha consentito di migliorare in modo significativo le prestazioni complessive del sistema, con benefici sia tecnici sia operativi.

Principali risultati:

miglioramento della distribuzione dell’aria nel biofiltro

aumento dell’efficienza di abbattimento COT

maggiore stabilità del processo

riduzione degli interventi manutentivi

Post-intervento:

abbattimento più uniforme

riduzione dei picchi emissivi

maggiore affidabilità impiantistica

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FAQ

Perché un biofiltro può perdere efficienza nel tempo?

Un biofiltro perde efficienza principalmente per problemi di distribuzione dell’aria, compattazione del materiale filtrante e condizioni non ottimali di umidità e nutrienti. Se il flusso non attraversa uniformemente il letto, si creano bypass che riducono drasticamente le prestazioni.

Quando è necessario intervenire su uno scrubber a monte del biofiltro?

Lo scrubber ha un ruolo fondamentale nel pretrattamento. Se non funziona correttamente (pH fuori range, inefficiente rimozione dei composti solubili), il biofiltro riceve un carico troppo elevato o non adeguato, compromettendone l’efficienza.

Qual è il vantaggio di ottimizzare la distribuzione dell’aria?

Una distribuzione uniforme garantisce che tutto il volume filtrante venga utilizzato. Questo aumenta l’efficienza senza necessariamente aumentare le dimensioni dell’impianto, migliorando il rapporto costo/prestazione.

Un biofiltro è adatto a tutte le tipologie di COV?

No. I biofiltri funzionano meglio su composti biodegradabili e a bassa/media concentrazione. In presenza di solventi poco biodegradabili o concentrazioni elevate, è necessario integrare o modificare la tecnologia.