Ingegneria delle emissioni:

Ottimizzazione di un adsorbitore a carboni attivi con fenomeni di autoaccensione (E002-C43)

Ingegneria delle emissioni: il primo passo per una scelta consapevole

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Ottimizzazione di un adsorbitore a carboni attivi con fenomeni di autoaccensione

“Nel settore della depurazione emissioni industriali, ho affrontato un caso critico su un sistema a carboni attivi soggetto a surriscaldamento e autoaccensione, intervenendo su fluidodinamica, distribuzione dei flussi e sicurezza impiantistica.”

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Il contesto iniziale

Lo stabilimento in questione, sito nel lodigiano, è dotato di un sistema di abbattimento emissioni collegato a una linea produttiva, con un adsorbitore a carboni attivi come tecnologia principal. L’impianto è progettato con un filtro a monte a tasche/celle per la rimozione delle polveri, al fine di proteggere il letto adsorbente dall’intasamento e dal conseguente aumento delle perdite di carico.

Il cuore del sistema è costituito da una cartuccia verticale contenente circa 1000 kg di carbone attivo. Il flusso inquinato entra internamente alla cartuccia e viene evacuato con uscita tangenziale. L’obiettivo del sistema è garantire un’efficace rimozione degli inquinanti aerodispersi, mantenendo prestazioni costanti e sicurezza operativa nel tempo. Nel tempo però sono emerse anomalie operative, con segnali di inefficienza e problematiche termiche che hanno reso necessario un approfondimento tecnico.

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Il problema da risolvere

La criticità principale riscontrata riguarda fenomeni di surriscaldamento e autoaccensione del letto di carboni attivi, eventi particolarmente critici sia dal punto di vista impiantistico che di sicurezza.

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Dall’analisi tecnica è emerso che la configurazione dell’adsorbitore non garantiva una distribuzione uniforme del flusso d’aria all’interno del letto. 

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Questo comportamento portava a un utilizzo non omogeneo del carbone: alcune aree risultavano sovraccaricate di inquinante, mentre altre rimanevano inattive. Inoltre, le variazioni di portata rilevate (circa 700–1500 Nm³/h) amplificavano il fenomeno, favorendo ulteriormente la canalizzazione del flusso.

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L’ingresso interno e l’uscita tangenziale inducevano percorsi preferenziali del fluido, con conseguente formazione di zone ad alta sollecitazione e zone scarsamente utilizzate.

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La combinazione di accumulo localizzato di inquinanti e scarsa dissipazione termica ha creato condizioni favorevoli a fenomeni esotermici incontrollati, fino all’innesco di autoaccensione.

L’approccio adottato

L’intervento è stato impostato con un approccio ingegneristico sistemico, focalizzato sull’analisi delle cause radice del problema piuttosto che su soluzioni tampone.

In primo luogo è stata analizzata la dinamica fluidodinamica interna dell’adsorbitore, con particolare attenzione alla distribuzione del flusso nel letto di carbone.

È stato quindi valutato il comportamento del sistema in condizioni variabili di portata, evidenziando il ruolo determinante dei passaggi preferenziali.

Parallelamente è stato approfondito il funzionamento del processo di adsorbimento, considerando i meccanismi di diffusione, adsorbimento fisico e chimico, e il loro impatto sulla generazione di calore nel letto.

Un ulteriore elemento chiave dell’analisi è stato il ruolo delle polveri e delle condizioni operative (velocità troppo basse o non ottimizzate), che contribuiscono alla formazione di percorsi preferenziali e alla riduzione dell’efficienza globale.

L’approccio ha quindi integrato aspetti di processo, sicurezza e progettazione impiantistica, con l’obiettivo di individuare soluzioni strutturali e non solo operative.

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La soluzione tecnica

La soluzione tecnica si è concentrata sulla correzione delle criticità legate alla distribuzione del flusso e all’utilizzo del letto adsorbente.

Il primo punto chiave è stato il miglioramento della distribuzione dell’aria all’interno della cartuccia, riducendo i fenomeni di canalizzazione. Questo ha permesso di uniformare il carico sul carbone attivo, evitando zone di accumulo localizzato di inquinanti.

È stato inoltre analizzato il corretto range di velocità operative, al fine di prevenire condizioni di bassa velocità che favoriscono la formazione di percorsi preferenziali e riducono la superficie attiva effettivamente utilizzata.

Dal punto di vista funzionale, il sistema di filtrazione a monte è stato confermato come elemento essenziale per la protezione del carbone, evitando l’intasamento dei pori e il conseguente aumento delle perdite di carico.

Un ulteriore aspetto rilevante è stato il riconoscimento del ruolo dei fenomeni esotermici legati all’adsorbimento, in particolare nelle zone ad alta concentrazione di inquinanti, che richiedono una gestione attenta della distribuzione e delle condizioni operative.

Nel complesso, l’intervento ha trasformato un sistema con comportamento disomogeneo in un sistema più stabile, efficiente e sicuro.

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I risultati ottenuti

L’intervento ha permesso di stabilizzare il funzionamento dell’adsorbitore e ridurre significativamente i rischi operativi.

Principali risultati:

Eliminazione delle zone di sovraccarico localizzato

Maggiore uniformità di utilizzo del carbone attivo

Riduzione del rischio di surriscaldamento e autoaccensione

Miglior controllo delle prestazioni nel tempo

Dati operativi rilevanti:

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FAQ

Perché si può verificare autoaccensione nei carboni attivi?

L’autoaccensione è legata principalmente a fenomeni esotermici generati durante l’adsorbimento, soprattutto in presenza di elevate concentrazioni locali di inquinanti. Se il calore prodotto non viene dissipato correttamente, può accumularsi fino a innescare fenomeni di surriscaldamento e combustione. La distribuzione non uniforme del flusso è una delle cause principali di questo problema.

Quanto è importante la distribuzione dell’aria nel letto adsorbente?

È un fattore critico. Una distribuzione non uniforme porta a passaggi preferenziali, riducendo l’efficienza globale e creando zone di sovraccarico. Questo non solo peggiora le prestazioni di abbattimento, ma aumenta anche il rischio di problemi termici e di sicurezza.

Le variazioni di portata influenzano il funzionamento?

Sì, in modo significativo. Variazioni importanti di portata possono modificare il regime fluidodinamico interno, favorendo la formazione di canali preferenziali e compromettendo l’uniformità di adsorbimento. È quindi fondamentale progettare e gestire il sistema considerando queste variabilità.

Il filtro a monte è davvero necessario?

Assolutamente sì. La filtrazione delle polveri protegge i pori del carbone attivo dall’intasamento, mantenendo basse le perdite di carico e garantendo l’efficienza del processo di adsorbimento nel tempo.